(Sesto Potere) – Cesena – 14 marzo 2022 – L’agricoltura, uno dei motori dell’economia territoriale capace di muovere un importante indotto, fonte anche di occupazione, sta attraversando un momento critico: l’aumento dei costi di produzione – da quelli energetici alle materie prime – sta mettendo a repentaglio il futuro del comparto, dalla zootecnica all’ortofrutta.

“Le campagne rischiano di fermarsi, servono misure urgenti a livello nazionale, ma anche sul territorio bisogna attivare tutte le possibili iniziative per sostenere il settore primario”, dicono Alice Buonguerrieri e Marco Casali, rispettivamente coordinatore provinciale e responsabile provinciale del Dipartimento agricoltura di Fratelli d’Italia.

buonguerrieri

“E’ fondamentale contrastare l’aggiotaggio che si sta diffondendo in modo molto preoccupante per i mezzi di produzione delle nostre aziende agricole – proseguono i due esponenti di Fratelli d’Italia – Soprattutto quelle zootecniche che acquistano mangimi e alimenti per gli animali, stanno subendo un ingiustificato aumento dei prezzi congiuntamente anche ad un razionamento delle consegne. Ma anche i trattori in campagna rischiano di fermarsi per un caro gasolio impossibile da sostenere, con il prezzo del carburante raddoppiato nel giro di pochissimo tempo”.

“Non è il momento di proporre sottocosto, come quelli che si continuano a vedere nella Grande distribuzione organizzata: il loro effetto è quello di compromettere molte filiere agroalimentari, soprattutto quella del latte e dei prodotti caseari, generando ancora più confusione sui prezzi – evidenziano Buonguerrieri e Casali – Proponiamo la costituzione, anche a livello provinciale, di un tavolo antirincari che vada a monitorate attentamente le dinamiche sui prezzi per contrastare le speculazioni. Una misura a tutela dei produttori e dei consumatori. E’ necessario inoltre attivarsi fin da subito per un ristoro complessivo della filiera zootecnica che rappresenta la vera disastrata di questo periodo di crisi profondissima”.

casali

“E sulla Pac – ribadiscono gli esponenti di FdI – non possiamo che avere una visione critica: la revisione dell’attuale percorso di approvazione della nuova Pac, che dovrebbe vedere la luce all’inizio 2023, deve riportare al centro la produzione e non la chimera di un falso ambientalismo che, nella visione bucolica del burocrate europeo, vorrebbe trasformarci in un bellissimo giardino fiorito in balia del primo vento di guerra. I dati del nostro deficit agricolo italiano, che da troppo tempo facciamo finta di non vedere, ci dicono che abbiamo ammanco del 65% sul grano tenero, del 45% sul grano duro, 70% sulla soia, che rappresenta la base proteica dell’alimentazione zootecnica, 45% sulla carne e 50% sul mais”.

“Tralasciamo il fatto che ad oggi in Italia è presente un solo zuccherificio, unico rimasto dopo aver completamente divelto dalle nostre economie locali tutta quella importantissima filiera bieticolo-saccarifera che ci dava autosufficienza su un prodotto strategico come lo zucchero. E il cesenate ha pagato lo scotto di questa imposizione comunitaria. Anche sull’ortofrutta nel 2019 siamo diventati importatori netti, una situazione confermata nel 2020 mentre lo scorso anno ci siamo collocati in un pareggio tra le importazioni e le esportazioni di frutta e verdura. Questi dati sono inoppugnabili e diventano impressionanti quando siamo costretti a saggiare la fragilità di una globalizzazione che, così come è capace di consegnarci in tre giorni una qualsiasi futilità direttamente a casa – concludono Alice Buonguerrieri e Marco Casali – diventa selvaggia quando gli equilibri internazionali saltano. E noi ci scopriamo poveri e impotenti”.