(Sesto Potere) – Ravenna – 24 febbraio 2022 – Il CUAR – Comitato Unitario dell’autotrasporto della provincia di Ravenna informa che: “disconosce” e “si dissocia” da quanto sta avvenendo nel porto di Ravenna dove: “alcuni singoli autotrasportatori hanno bloccato le vie d’accesso allo scalo, al di fuori da ogni regola prevista per le manifestazioni di protesta e senza alcuna preventiva comunicazione alle Istituzioni preposte”.

La protesta degli autotrasportatori in corso a Ravenna – si tratta di “auto-convocati” non riconducibili a organizzazioni sindacali di categoria – , tiene banco nei commenti delle organizzazioni di settore.

porto di ravenna ph d’archivio

Ieri almeno 200 mezzi pesanti, fin dalle prime ore di mattina,  si sono incolonnati  lungo la strada che conduce al Porto San Vitale, lasciando libero un varco per consentire ai mezzi di circolare ed alle persone di raggiungere il proprio posto di lavoro. Di fatto creando un parziale blocco a partire dal ponte di via Trieste.
Ed oggi un’ulteriore iniziativa con l’attivazione di tre presidi (al porto San Vitale, davanti alla Setramar e nello svincolo sulla via Romea, sotto il ponte della Dir) nei principali punti di accesso al terminal.

Il Comitato Unitario dell’autotrasporto della provincia di Ravenna, teme che: “la protesta sia fomentata anche da soggetti estranei alla realtà del nostro territorio ed arrivati a Ravenna nelle ore precedenti esclusivamente per creare confusione ed illegalità agendo sul disagio dell’aumento dei costi”.

Inoltre, il Comitato ritiene opportuno: “che gli autotrasportatori ravennati non si facciano trascinare in iniziative basate sull’illegalità, che possano nuocere ai reali obiettivi della categoria senza portare risultati concreti. Altresì prende le distanze da soggetti “pseudo imprenditoriali” che prima fanno dumping sulle tariffe alterando il mercato, poi fanno le barricate”.

Il Comitato Unitario dell’autotrasporto della provincia di Ravenna rileva: “che il clima intimidatorio creatosi in questo contesto che non permette ai mezzi che vogliano uscire dal porto di farlo in sicurezza”, pertanto chiede alle Istituzioni ed alle forze dell’ordine che: “si facciano parte attiva per ripristinare la situazione di legalità in cui normalmente opera il porto di Ravenna e gli operatori, compresi le imprese di autotrasporto: questi metodi non fanno parte della storia e dei valori del nostro territorio che, in primis come cittadini, siamo chiamati a difendere e preservare”.

Il Comitato, infine, ritiene che: “sia il confronto a tutti i livelli, sia col Governo ma anche con la committenza locale, la strada maestra per ottenere risultati concreti e duraturi, ricordando che quanto stanziato negli anni scorsi dal Governo a favore della categoria è sempre stato ottenuto con il confronto, anche acceso, e col dialogo”.

E proprio il confronto con il Governo viene tenuto sempre aperto da  Unatras – Unione Nazionale dell’Associazione Autotrasporto Merci, il coordinamento delle maggiori associazioni dell’autotrasporto in Italia, guidato dal Presidente di Confartigianato Trasporti Amedeo Genedani, che ha comunicato con una nota che: “L’incontro al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, presieduto dalla viceministra Teresa Bellanova, si è concluso senza aver ancora prodotto i risultati tangibili che Unatras e gli autotrasportatori che autonomamente hanno deciso di attuare azioni di protesta, si attendevano”.

Unatras – prosegue il comunicato – riconferma la propria disponibilità a proseguire il confronto con le istituzioni, tenendo aperto il dialogo con le imprese per individuare le iniziative più efficaci e opportune per raggiungere le soluzioni auspicate dalla categoria”.

Sul tavolo, le richieste di un sostegno economico adeguato ad affrontare l’eccezionale aumento dei costi e di un intervento concreto ed efficiente sulle norme per garantire una maggiore regolarità del mercato dell’autotrasporto.

Unatras, che non si riconosce minimamente nelle azioni di violenza che hanno avuto luogo in questi giorni, non esclude comunque il ricorso al fermo nazionale dei servizi, ma sempre nel rispetto delle regole e dei codici di autoregolamentazione”: conclude il comunicato.