Cambiamenti climatici, c’è ottimismo nonostante le evidenze, ma le aziende “rimpallano” il problema

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(Sesto Potere) – Roma – 13 settembre 2021 – Potremo evitare una crisi climatica nel corso della nostra vita? Quasi la metà delle persone  (il 46%)  si dice “molto” o “abbastanza” ottimista. Mentre il 27% delle persone si dichiara “molto” o “abbastanza” pessimista. Questo emerge nel sondaggio a tema effettuato da Epson (leader mondiale nel settore tecnologico) che presenta i risultati del suo “Climate Reality Barometer” (Barometro sulla realtà climatica) che raccoglie esperienze e percezioni globali sui cambiamenti climatici, uno studio che ha coinvolto 15.264 persone di 15 Paesi, tra cui l’Italia.

Il divario con la realtà: c’è ottimismo nonostante le evidenze
La ricerca di Epson scopre un divario potenzialmente pericoloso tra la realta` climatica e la comprensione dei suoi effetti catastrofici.

Il quadro europeo (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) suggerisce una visione piu` equilibrata. In Europa l’ottimismo generale sulla capacita` di evitare una crisi climatica scende al 39%, rispetto al pessimismo che sale al 33%. Mentre i francesi sono i piu` ottimisti (42%) e gli spagnoli si rivelano i piu` pessimisti (39%), il 38,8% degli italiani si dichiara ottimista contro un 34,1% che afferma di essere pessimista.

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Nel complesso, i motivi piu` comuni a sostegno di questo ottimismo sono la crescente consapevolezza dell’opinione pubblica sui cambiamenti climatici (32%), la capacita` della scienza e della tecnologia di fornire soluzioni (28%) e la transizione verso le energie rinnovabili (19%). In termini globali, il 5% degli intervistati ritiene che non vi sia affatto un’emergenza climatica, con la Germania (7%) e il Regno Unito (6%) in cima all’elenco dei negazionisti climatici europei.

Per quanto riguarda l’Italia, gli ottimisti sono guidati soprattutto dalla convinzione che le persone sono piu` consapevoli dei pericoli del cambiamento climatico (32,9%) e che scienza e tecnologia permetteranno di risolvere i problemi (26,9%) oltre che dalla ricaduta positiva che avrà la riduzione nell’uso di combustibili fossili come il carbone a favore di fonti rinnovabili come l’energia eolica (23,3%).

I pessimisti sono invece guidati principalmente dalla convinzione che le persone non sono consapevoli dei pericoli del cambiamento climatico (52,2%), dalla sensazione che c’e` una mancanza di azioni da parte del governo (23,1%) e dall’idea che il passaggio a fonti di energia rinnovabile non sara` abbastanza veloce (14,8%).

A 50 giorni dall’inizio del vertice COP26, in programma a Glasgow (Scozia) in novembre, Epson con il Climate Reality Barometer, vuole inquadrare il dibattito in occasione del COP26 e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto dei cambiamenti climatici, influenzare decisioni aziendali importanti e informare meglio i decisori.

Henning Ohlsson, Director of Sustainability, Epson Europe, ha dichiarato: “L’emergenza climatica e` davanti agli occhi di tutti ed e` davvero preoccupante che cosi` tante persone non ne riconoscano l’esistenza, o addirittura la neghino. E’ un campanello d’allarme per tutti, governi, aziende e singoli cittadini, affinchè tutti collaborino in modo che il vertice COP26 prenda le decisioni e ispiri le azioni necessarie per mitigare i cambiamenti climatici”.

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Fare i conti con la realta`: la comprensione di fronte all’azione
Il Barometer suggerisce che l’ottimismo puo` essere il risultato di un’incapacita` di riconoscere i cambiamenti climatici e, pertanto, di comprenderne la portata.

Oltre tre quarti degli intervistati (77%) vedono un collegamento tra i cambiamenti climatici e l’aumento delle temperature globali, le condizioni meteorologiche estreme (74%) e gli incendi boschivi (73%). Al contrario, la consapevolezza scende a poco piu` della meta` per eventi come le carestie (57%), le migrazioni di massa (55%) e le epidemie di insetti (51%). In Europa il clima nazionale sembra essere rilevante, con la Germania che fa registrare il 73% di consapevolezza delle temperature piu` elevate, mentre (forse comprensibilmente) questo dato sale all’84% in Italia.

Molti ritengono che la responsabilita` di affrontare l’emergenza ricada su stati e industrie. Tra gli intervistati, piu` di uno su quattro (27%) identifica i governi e il 18% le aziende come “piu` responsabili”. Quasi il 18% riconosce la responsabilita` personale. Un dato incoraggiante e` che il maggior numero di intervistati identifica la responsabilita` come collettiva (31%).

In Italia il Barometer mostra che i principali tre eventi maggiormente associati al cambiamento climatico sono: le temperature più alte (83,8%), la riduzione delle calotte glaciali (81,1%) e la maggiore siccità (80,8%); i meno riconosciuti sono invece: le migrazioni di massa (49,8%), le epidemie di insetti (51,7%) e le carestie (55,8%).

Anche se diverse persone sono disposte a modificare il proprio stile di vita per affrontare la crisi, alcune non prendono l’iniziativa. Il Barometer mostra che: il 65% e` d’accordo a ridurre i viaggi di lavoro e di piacere (gia` la fa o ha in programma di farlo), ma solo il 40% lo ha fatto; il 68% concorda di passare ai veicoli elettrici, ma solo il 16% lo ha fatto; e il 58% concorda di adottare una dieta vegetariana, ma solo il 27% lo ha fatto. Se si considerano scelte relativamente semplici, come evitare marchi non sostenibili, anche se il 63% e` d’accordo, solo il 29% ha gia` cambiato le proprie abitudini di acquisto.

Le aziende “rimpallano” il problema
Il Climate Reality Barometer suggerisce che, per molti, la crisi climatica rimane qualcosa che non li interessa direttamente. Poichè il sondaggio rivela che solo il 14% degli intervistati riconosce le maggiori responsabilita` di affrontare l’emergenza climatica da parte delle grandi aziende e solo il 3% pensa siano invece delle piccole imprese (meno del 5% dei negazionisti dei cambiamenti climatici), suggerisce anche che tutte le aziende, a prescindere dalle dimensioni, devono iniziare a svolgere un ruolo piu` importante.

In Europa, la Spagna pone la massima enfasi sulla responsabilita` del governo (31%). Il Regno Unito registra il dato piu` basso per la responsabilita` aziendale (16%) e la Germania il piu` elevato (27%). Gli intervistati francesi riportano il piu` alto senso di responsabilita` personale (23%), mentre il piu` basso e` stato registrato in Germania (11%). Il Regno Unito e` al primo posto nella classifica europea di chi crede nella responsabilita` collettiva (34%).
L’Italia, invece, e` all’ultimo posto (23,6%).