Bologna, riders in sciopero, Bevilacqua (Ugl Emilia-Romagna): “No a nuove forme di sfruttamento”

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(Sesto Potere) – Bologna – 21 ottobre 2019 – Da venerdì scorso i riders di JustEat stanno scioperando a Bologna in opposizione alla   decisione della piattaforma di concludere anzitempo i contratti vigenti e assumere nuovi lavoratori  con contratti  autonomi e   la paga a cottimo.

Con meno di due settimane di preavviso, l’azienda  ha comunicato la fine del rapporto di lavoro per 40 persone, con contestuale  disdetta comunicata alla struttura  a cui aveva  appaltato il servizio (la Food Pony)  avendo scelto di  avviare una gestione diretta delle consegne.

“Più di una quarantina di ragazzi e ragazze  rischia di essere mandata a casa senza neanche una settimana di preavviso . Alcuni di loro sono stranieri e perdendo il posto di lavoro  non potranno far valere un contratto  valido per mantenere  il permesso di soggiorno. Oltre al fatto che la gestione diretta delle consegne da parte dell’azienda si tradurrà , concretamente,  in una perdita dei diritti contrattuali per i ragazzi che si troveranno a dover svolgere un carico  occasionale con  pagamento  a cottimo e sotto il continuo assillo di non poter sfuggire mai alla precarietà, senza alcuna tutela assicurativa e previdenziale”: afferma in una nota Tullia Bevilacqua, segretario generale regionale Emilia-Romagna del sindacato confederale Ugl,   che  , al contempo,  esprime solidarietà e vicinanza ai lavoratori in lotta  sotto le Due Torri.

E’ ancora nell’iter parlamentare – siamo nella fase degli  emendamenti   – il disegno di legge di conversione del decreto legge per la tutela dei lavoratori che utilizzano le piattaforme digitali. E  le polemiche non mancano.

Gli stessi  lavoratori del settore food delivery hanno già identificato il problema: c’è il rischio che si crei una sorta di   doppio binario di tutele per i riders “stabili” da una parte e per quelli “flessibili” dall’altra, così che i diritti minimi che il nuovo decreto  dovrebbe garantire vengano aggirati da aziende multinazionali dei cosiddetti “ciclo fattorini”  e associazioni datoriali delle piattaforme che  attingono da una platea sterminata di giovani senza lavoro a caccia di qualsivoglia impiego assoggettandosi alla filosofia del cottimo.

“Anche nell’epoca del digitale  e della cosiddetta gig economy , a nostro parere,  debbono essere fatti valere i diritti fondamentali dei lavoratori , si devono  stabilire   garanzie minime per la sicurezza e contro il rischio infortuni, un equo compenso , una tutela previdenziale…  In realtà,  il decreto che porta il nome del 5 stelle Di Maio, che prevede

Tullia Bevilacqua

un mix tra cottimo e paga minima oraria,  lascia un’ambiguità di fondo. Non risponde alla domanda dei nostri tempi, ovvero: come arginare la piaga delle nuove forme di sfruttamento metropolitano?   Ovvero, come impedire che le persone in cerca di lavoro finiscano  nelle grinfie di un moderno  caporalato cittadino,  come in agricoltura? Su questo  rischio e contro le maggiori piattaforme di food delivery , la  procura di Milano ha aperto un’indagine  pilota che potrebbe mettere in luce le criticità lavorative nell’era digitale”: aggiunge la segretaria regionale Emilia-Romagna dell’  Ugl Tullia Bevilacqua.

“L’Ugl  continuerà a ripetere,  sempre, in ogni vertenza: mai più lavoro senza diritti! Che si tratti di manodopera tradizionale o impiego ai tempi della rivoluzione telematica, la nostra parola d’ordine sarà sempre la stessa”: conclude Tullia Bevilacqua.

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