Bologna, Nomisma: alta sensibilità green degli agricoltori italiani

0
125
trattore

(Sesto Potere) – Bologna – 21 febbraio 2020 – Come si posiziona il settore agroalimentare italiano di fronte agli obiettivi del Green Deal, la strategia della Commissione Ue di azzerare le emissioni nette di gas serra nei prossimi 30 anni? A questa domanda rispondono i dati dell’Osservatorio Nomisma condotto in collaborazione con Fieragricola. Il report nasce sia per inquadrare il sistema delle imprese agricole italiane rispetto agli indicatori dettati dalla strategia europea in termini di emissioni, sprechi, produzione biologica, ecc., e sia per rapportarlo alle principali economie agricole concorrenti.

Il settore agroalimentare italiano e le sfide vinte

Partiamo dalle sfide vinte. L’Osservatorio ha evidenziato, infatti, tre dati fondamentali riguardanti l’agricoltura in Italia.
Innanzitutto, a dimostrazione di come il settore sia già in vantaggio su uno dei paradigmi cardine del piano operativo sull’economia verde più importante della storia, vi sono i dati riguardanti la sicurezza degli alimenti. Questi presentano percentuali tra le più alte di prodotti che secondo i controlli dell’autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) risultano essere assolutamente privi di residui, meglio di quanto possano vantare Francia, Spagna e Germania.

prodotti del settore agroalimentare italiano

Sul fronte degli sprechi, l’indagine mostra un secondo dato particolarmente significativo: i rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) risultano inferiori del 16% rispetto alla media europea e in forte calo nell’ultimo decennio.

Alla sensibilità green degli agricoltori italiani va il merito del terzo dato da evidenziare, ossia quello relativo all’impiego di agrofarmaci e fertilizzanti. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nell’ultimo decennio l’utilizzo di questi prodotti è stato notevolmente ridotto: è il caso degli insetticidi (da 1,2 kg di principi attivi ad ettaro a 0,6 kg), dei fungicidi (-30%), degli erbicidi (-20%), ma anche di azoto (-25%), anidride fosforica (-36%) e ossido di potassio (-50%).

Ancora, secondo il report il nostro paese detiene il record Ue di superficie e incidenza bio per seminativi e colture permanenti con 1,5 milioni di ettari, davanti a Francia, Spagna e Germania.
Infine, il settore agroalimentare italiano fa registrare un calo delle emissioni di gas serra (-12,3% negli ultimi vent’anni secondo Eurostat), che incidono per il 7% sul totale delle emissioni contro il 10% della media europea.

settore agroalimentare italiano e bio

Emergenza acqua ed erosione del suolo: i dati da migliorare

Se sul fronte della tutela della biodiversità e delle aree boschive l’Italia risiede stabilmente nella top 5 dei Paesi Ue, dai dati emerge una forte criticità nella gestione del fattore acqua. Il Belpaese mostra, infatti, un elevato rapporto tra prelievi e risorse idriche, dove l’agricoltura incide per la metà del proprio utilizzo complessivo Un problema di natura strutturale legato alla minore quantità d’acqua di cui dispongono i paesi della fascia mediterranea (nel caso della Spagna il rapporto è ancora più elevato, pari al 65%), da contrastare, ad esempio, attraverso il ricorso a sistemi intelligenti di gestione, come l’irrigazione di precisione.

il problema dell'acqua nel settore agroalimentare italiano


Particolarmente grave il dato relativo ai fenomeni di consumo del suolo, cresciuti del 50% negli ultimi 30 anni, così come l’erosione da acqua, che vede il nostro paese in cima alla classifica europea per i danni inferti al territorio. In media, ogni anno in Italia si verifica un’erosione di quasi 9 tonnellate di suolo per ettaro, contro i 4 della Spagna e i 2 della Francia. Eventi di questo tipo caratterizzano soprattutto territori più marginali in cui l’attività agricola risulta praticamente assente o in forte calo.

dati su erosione del suolo e settore agroalimentare italiano

I redditi del settore agroalimentare italiano non crescono

Emerge quindi la necessità di una sostenibilità ambientale che però non può essere assolutamente scissa da quella economica, senza la quale l’attività agricola stessa non può esistere. Da questo punto di vista, però, i risultati positivi tardano ad arrivare. I dati confermano, infatti, che i redditi delle imprese agricole italiane non sono minimamente cambiati rispetto a cinque anni fa, a fronte di una crescita media europea del 6% (con Spagna e Francia a +11%). Un fenomeno che si lega principalmente a fattori strutturali del settore agroalimentare italiano, come la frammentazione aziendale, la ridotta organizzazione produttiva e commerciale, gli alti costi di produzione e la mancanza di economie di scala.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here