(Sesto Potere) – Bologna – 23 marzo 2022 – ‘118’: un numero che salva la vita, dietro al quale in Emilia-Romagna, da oltre 30 anni, si muove un’intera comunità di medici, infermieri, operatori sanitari, volontari soccorritori che ogni giorno, 24 ore su 24, sono pronti a prestare rapidamente soccorso ai cittadini in situazioni di emergenza. Intervenendo spesso in frangenti delicatissimi e salvando vite umane.

Oltre 3.200 i medici e gli infermieri impegnati nel servizio, a cui si aggiungono 500 autisti soccorritori e quasi 21mila volontari: una squadra che, solo nel 2021, ha permesso di effettuare da Piacenza a Rimini quasi 475mila interventi e di soccorrere 490mila pazienti.

Grazie anche a una flotta di centinaia di mezzi, di cui 270 tra ambulanze e auto mediche e infermieristiche pronte a partire con l’equipaggio a bordo 24 ore su 24, e 4 elicotteri, uno dei quali con tecnologia NGV per consentire il volo notturno.

Ed è significativo anche l’impegno economico della Regione, che finanzia ogni anno il 118 con circa 180 milioni di euro, di cui 105 destinati alle Aziende sanitarie per il personale, le centrali operative, l’Elisoccorso e le tecnologie, e 75 milioni destinati invece alle associazioni di volontariato convenzionate per i trasporti.

Il 118 e la sua storia

Era il 1990 quando, in occasione dei mondiali di calcio, venne sperimentato a Bologna – prima città in Italia assieme a Udine – il 118 come numero unico e gratuito di chiamata per le emergenze sanitarie. Ma il servizio vero e proprio come lo è oggi, fu istituito due anni dopo con il decreto del Presidente della Repubblica del 27 marzo 1992, che consentì di realizzare le centrali operative del servizio di emergenza territoriale anche nelle altre città sulla base delle innovazioni introdotte a Bologna.

In tre decenni questo “numero” è diventato un punto di riferimento insostituibile per la sanità regionale, e lo è stato ancor di più negli ultimi due anni di pandemia, compiendo passi avanti importanti anche sul fronte della tecnologia. Basti pensare all’App DAE RespondER, che permette di identificare i defibrillatori più vicini alla persona colpita da sospetto arresto cardiaco e di sostenere da remoto il cittadino che è stato allertato per prestare la prima assistenza. Altro elemento innovativo, l’attivazione della videochiamata tra l’infermiere della centrale operativa e i soccorritori presenti sul posto per fornire il primo aiuto.

ringraziare tutto il personale, volontario e no, che opera nel servizio 118, con la premiazione simbolica di una ventina di uomini e donne che lo rappresentano, è stato oggi l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini; presenti anche Antonio Pastori, coordinatore della rete regionale dell’emergenza 118, e Marco Vigna, fondatore del 118 a Bologna. Un videosaluto è stato mandato dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, impegnato a Roma.

Tra gli interventi tragici che colpirono l’Emilia-Romagna, due in particolare, l’Italicus e la strage alla stazione di Bologna, contribuirono a modificare il concetto di primo intervento e a migliorare ulteriormente il livello assistenziale dell’ambulanza mettendo a bordo infermieri e medici, ma soprattutto a fare emergere l’esigenza di una rete integrata fra le varie realtà territoriali coinvolte nel primo soccorso: ospedali, Croce Rossa Italiana e Pubbliche Assistenze.

Esperienze drammatiche che hanno consentito di realizzare per primi in Italia, assieme al Friuli-Venezia Giulia, un nuovo sistema di emergenza territoriale integrato con le strutture di emergenza ospedaliere, di coinvolgere attivamente il mondo del volontariato e di collaborare con altre strutture ed enti come Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri e Protezione Civile.