Bologna, al Sant’Orsola un nuovo progetto contro il tumore ovarico

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(Sesto Potere) – Bologna – 27 gennaio 2020 – Finanziata da Fondazione AIRC con 138.000 euro la prima annualità di un progetto per lo studio di una innovativa terapia farmacologica per arrestare la crescita del tumore ovarico intervenendo sul metabolismo delle cellule malate con una terapia farmacologica combinata.

Il finanziamento AIRC per il progetto AMICO – Assessing the Efficacy of Mitochondrial Complex I Targeting in Combined Therapies for Ovarian Cancer – è stato ottenuto dal gruppo di ricerca guidato dal Professor Giuseppe Gasparre del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, che lavora presso la Genetica Medica del Policlinico di S. Orsola. Il finanziamento si somma a quello di altri due progetti, di cui AMICO è il naturale prosieguo, già sostenuti da AIRC per 550.000 euro.  

Il team di ricerca finanziato è supportato nelle attività dall gruppo  di Biochimica Cellulare del dipartimento di Farmacia e Biotecnologie, coordinato dalla Professoressa Anna Maria Porcelli, e dall’Oncologia Ginecologica del Policlinico di S. Orsola con i suoi professionisti Professore Pierandrea De Iaco, che la dirige, e la Dottoressa Anna Myriam Perrone.

I carcinomi ovarici rappresentano la patologia oncologica con più alta mortalità e possono colpire anche giovani donne quando ci sono delle sindromi genetiche correlate. Attualmente la maggior parte della cura è affidata alla chirurgia, estremamente demolitiva, e alla chemioterapia, pertanto lo sviluppo della ricerca in tale campo è auspicabile per poter mettere a punto nuove strategie terapeutiche e capire i meccanismi che stanno alla base della patologia a tutt’oggi sconosciuti.

L’obiettivo principale del progetto AMICO è quello di analizzare il metabolismo energetico delle cellule tumorali che è diverso rispetto a quello delle cellule normali. Infatti le cellule neoplastiche per poter crescere in maniera incontrollata devono escogitare delle diverse modalità per rifornirsi e trasformare le materie prime in energia. Questa caratteristica rappresenta un potenziale bersaglio specifico che potrebbe permettere di salvaguardare le cellule sane, minimizzando con opportune terapie anti-metaboliche gli effetti collaterali spesso nocivi delle chemioterapie a largo spettro, più convenzionali. Con combinazioni di farmaci già approvati e in uso si possono valutare interventi in grado di impedire alle cellule tumorali di continuare a crescere, preservando al contempo le cellule sane.  
L’obiettivo è quello di traslare questi risultati quanto prima nella pratica clinica grazie anche alla sistematica raccolta di campioni di tumori umani in una “biobanca” che oggi conta circa 400 casi, tutti corredati con dati clinici. La raccolta procede dal 2011, grazie anche ai finanziamenti AIRC.

Il finanziamento sarà la prima pietra che permetterà di avviare le attività del Centro Studi e Ricerca (CSR) sulle Neoplasie Ginecologiche, che l’Università di Bologna ha di recente approvato e che i gruppi afferenti, di Medicina, Biochimica, Biologia e Ingegneria di Bologna e di altri Centri si apprestano a varare a inizio 2020.

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