Biodiversità a rischio in Apppenino e Adriatico, report Legambiente

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(Sesto Potere) – Bologna – 25 maggio 2021 – Malgrado gli impegni presi dai Paesi di tutto il mondo, la biodiversità continua ad essere in pericolo esta diminuendo a un livello senza precedenti anche perché le pressioni che guidano questo declino si stanno intensificando. Perdita e frammentazione degli habitat, cambiamenti climatici, sovra sfruttamento delle risorse, introduzione di specie aliene invasive, e inquinamento sono le minacce principali che stanno causando questa perdita e danneggiando al tempo stesso gli ecosistemi natura. In tutto il mondo un milione di specie di piante, insetti, uccelli e mammiferi sono attualmente minacciate di estinzione. E ogni giorno si estinguono fino a 200 specie.

Inoltre si stima che circa i due terzi dei servizi offerti gratuitamente dagli ecosistemi mon­diali, quali la regolazione climatica, la fornitura di acqua dolce, le risorse ittiche, la fertilità dei suoli etc. si stiano impoverendo a causa di fat­tori antropici. Tale perdita in termini economici potrebbe rappresentare il 7% del PIL mondia­le.

In Italia a preoccupare è lo stato di salute della flora italiana, in particolare quella appenninica al centro di diverse azioni di tutela, e della fauna marina e terrestreTra i fiori appenninici a rischio: la Scarpetta di Venere, l’Adonide ricurva, l’Iris Marsica, l’Aquilegia della Majella, solo per citarne alcuni.

In pericolo anche diversi uccelli nidificanti che popolano la Penisola come il Cormorano Atlantico, il Capovaccaio, il Gipeto, la Bigia padovana, senza dimenticare quelle specie che popolano il Mar Mediterraneo come ad esempio tartarughe marine, delfini, uccelli ed elasmobranchi (squali e razze), sempre più oggetto di catture accidentali – il cosiddetto bycatch – della pesca professionale.

Molte di queste catture avvengono nel Mar Adriatico, mare ricco di biodiversità marina, ma anche area intensamente sfruttata dalla pesca a strascico e dalle reti da posta.

È quanto emerge in sintesi dal nuovo report Biodiversità arischio 2021” che Legambiente ha lanciato in occasione della giornata mondiale della biodiversità e in cui l’associazione ambientalista ha fatto il punto sullo stato di salute delle specie viventi, sui principali fattori di rischio e sulle strategie da adottare per far fronte alla perdita della diversità biologica. 

Osservati speciali di quest’anno e al centro del dossier, che ha come partner esclusivo Gran Cereale, sono la flora appenninica e il mar Adriatico approfonditi anche attraverso una serie di contributi scientifici.

Preoccupa in particolare la situazione del Mar Adriatico, in grande sofferenza con il 90% degli stock ittici sovrasfruttati. Inoltre parliamo di un’area intensamente sfruttata dalla pesca a strascico e dalle reti da posta per via delle sue caratteristiche, fondi molli e privi di asperità. C’è poi la questione delle catture accidentali o accessorie – il cosiddetto bycatch – della pesca professionale, che interessa specie vulnerabili e talvolta a rischio d’estinzione e quindi protette da Convenzioni Internazionali, e che costituiscono un danno economico per i pescatori, i cui attrezzi di pesca possono essere danneggiati a causa di queste interazioni.

Diversi anche in questo caso i progetti di tutela e conservazione come Tartalife, Life Delfi e Life Elife, finanziati dal programma Life dell’Unione Europea e volti rispettivamente alla protezione delle tartarughe marine, dei delfini (in particolare il tursiope) e degli elasmobranchi.

Da segnalare anche l’iniziativa promossa dall’Adriatic Recovery Project e coordinata da MedReAct in collaborazione con Legambiente, Marevivo, l’Università di Stanford e il Politecnico delle Marche che ha portato all’istituzione di un’area chiusa alla pesca a strascico (Fishery Restricted Area) all’interno della Fossa di Pomo, tra Italia e Croazia. Malgrado questa zona costituisca solo l’1% dell’Adriatico, sta contribuendo alla crescita degli stock di nasello e di scampi, dimostrando come le FRA possano giocare un ruolo fondamentale nel recupero della biodiversità marina. Per questo motivo le misure introdotte dalla FRA di Pomo, meritano di essere replicate anche in altre aree, come nel Canale di Otranto dove l’Adriatic Recovery Project ha proposto di istituire la seconda grande FRA dell’Adriatico.