Avicunicolo, assessore Mammi a Forlì incontra Assoavi e Unaitalia

0
181

(Sesto Potere) – Forlì – 3 ottobre 2020 – Filiera avicunicola – legata all’allevamento di pollame e conigli – e olivicoltura. Due settori strategici e virtuosi per l’economia emiliano-romagnola, da tutelare, valorizzare e promuovere sempre meglio.  Sono questi i temi al centro della visita ieri nel territorio romagnolo dell’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, che a Forlì ha incontrato diversi rappresentanti delle due principali associazioni di produttori avicunicoli italiani, Assoavi e Unaitalia. 

Al centro del confronto, a cui erano presenti anche le principali aziende del territorio regionale, la necessità di mettere le imprese nelle condizioni di poter lavorare in modo competitivo, ma anche la sanità e l’ambiente. I produttori del settore avicolo, infatti, hanno messo in evidenza la volontà di avviare una conversione sempre più decisa al biologico e al benessere animale. 

Filiera avicunicola

La filiera avicola è un settore molto importante in Emilia-Romagna per quanto riguarda la produzione (il 12-13 % del totale nazionale per la carne, il 20 % della produzione di uova) e perché in regione operano alcune tra le più importanti realtà di trasformazione e commercializzazione. Le uova destinate alla sgusciatura (ovoprodotti per industria dolciaria e della pasta) rappresentano il 45% del consumo italianoL’Emilia-Romagna è la terza regione italiana per capi (dietro a Veneto e Lombardia) con più di 7 milioni di polli e il 10,24% della produzione nazionale. Il fatturato dell’industria alimentare avicola è pari a quasi 4 miliardi di euro, che rappresenta il 3,5% del totale dell’industria alimentare italiana.

Avicoltura biologica

In regione il numero degli allevamenti avicunicoli biologici è costante negli anni: sono particolarmente presenti in Romagna e nella provincia di Bologna e rappresentano il 50 % delle ovaiole biologiche italiane con 23 allevamenti, per circa 700 mila ovaiole bio e una produzione di circa 250 milioni di uova biologiche. A questi si aggiungono anche 13 imprese che allevano circa 70 mila capi bio da carne.

Olivicoltura in Emilia-Romagna

Il giro sul territorio romagnolo è poi proseguito a Longiano (FC), dove l’assessore ha incontrato i frantoisti e alcuni olivocoltori del territorio, impegnati, assieme ai servizi del territorio, a costruire un contratto di rete.

La visita è stata anche l’occasione per un confronto sulla necessità di tutelare e promuovere, a partire dalla coltivazione degli olivi, l’olio prodotto in Emilia-Romagna attraverso le due Dop del territorio ‘Brisighella’ e ‘Colline di Romagna’, anche con un impegno verso infrastrutture e innovazione.

Storicamente l’olivicoltura è maggiormente rappresentata nelle colline delle province romagnole di Forli Cesena, Rimini e Ravenna a cui segue la provincia di Bologna che negli ultimi anni ha manifestato un crescente interesse per la coltura con l’impianto di nuovi oliveti e l’apertura di un frantoio. La coltivazione dell’olivo in regione coinvolge circa 3mila aziende, la produzione di olio viene in parte destinata all’autoconsumo (40-50% circa) e in parte immessa sul mercato direttamente o tramite alcune strutture cooperative: dal 2017, anche tramite l’Accordo di filiera dell’organizzazione di prodotto Arpo per la produzione e commercializzazione di olio extra vergine di oliva in Emilia-Romagna. Le superfici ad olivo sono in aumento: 3mila ettari totali nel 2006; 4mila nel 2019, la stessa tendenza si riscontra per gli oliveti ad agricoltura biologica.

Le Dop dell’olio emiliano-romagnole

In regione sono presenti anche due Dop ‘Brisighella’ e ‘Colline di Romagna’. L’olio extravergine di oliva ‘Brisighella’ interessa territori compresi nelle province di Ravenna e Forlì, mentre la Dop ‘Colline di Romagna’ interessa territori delle province di Rimini e Forlì-Cesena.