Autotrasporto in ginocchio, Ruote Libere: gli aiuti statali hanno incrementato la burocrazia

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Cinzia Franchini, di Ruote Libere

(Sesto Potere) – Roma – 5 giugno 2020 – “Il settore dell’autotrasporto dopo essere stato un baluardo per garantire un minimo di normalità nella fase più drammatica dell’emergenza sanitaria, oggi è in ginocchio. Gli ultimi dati relativi al bimestre marzo-aprile 2020 parlano di un calo di fatturato pari a circa 2 miliardi rispetto lo stesso periodo dello scorso anno e una denatalità delle imprese del 30%”. A parlare è Cinzia Franchini, portavoce di Ruote Libere, Raggruppamento di piccoli imprenditori del trasporto merci.

Cinzia Franchini, di Ruote Libere

“Eppure l’autotrasporto italiano, già in grossa difficoltà prima della pandemia, è stato quasi completamente dimenticato dal Governo nazionale – aggiunge la portavoce di Ruote Libere – . Tra le righe dei tanti Dpcm varati dal premier Conte non si registrano infatti provvedimenti concreti per garantire la liquidità necessaria a consentire alle piccole e medie aziende di sopravvivere. Al di là della misura generalizzata dei famosi 600 euro versati dall’Inps, nulla si è visto. Non solo, per le imprese anche riuscire ad ottenere i 25mila euro garantiti dallo Stato, spesso è una odissea per i ritardi e per la richiesta da parte di alcuni istituti bancari, anche se così non dovrebbe essere, di garanzie personali.Intanto, in attesa dei tanti decreti attuativi, le risorse a fondo perduto promesse restano miraggi nel deserto e molte delle aziende di piccole dimensioni iscritte all’Albo dell’autotrasporto si vedono costrette a decidere se chiudere o se scommettere per l’ennesima volta, anche in rimessa, di proseguire l’attività”. 

“In questa mancanza di aiuti concreti, l’ulteriore beffa è rappresentata dal fatto che le ridicole somme sinora elargite hanno dato forza al moloch della burocrazia italiana che formalmente ogni Governo promette di voler ridurre sbandierando lo slogan della semplificazione – prosegue Cinzia Franchini -. E’ passato infatti quasi sotto silenzio, ad esempio, come molte associazioni di categoria per le pratiche necessarie ad accedere ai 600 euro, abbiano chiesto una commissione di circa il 10%. Forse è per questo che alcune associazioni di rappresentanza, che vivono ormai esclusivamente di burocrazia, aiutate da questi Decreti pieni di postille e clausole, hanno ridotto i toni della protesta per la macroscopica assenza di aiuti concreti, mentre gli imprenditori continuano il loro calvario”.

Anche il recente annuncio di volere convocare gli ‘Stati generali dell’economia’ a parere del Raggruppamento di piccoli imprenditori del trasporto merci – rappresenta evidentemente solo “parole vuote” per il mondo delle imprese “sfinite dalla inadeguatezza di provvedimenti nazionali di facciata”.

 “Infine, alla chimera degli aiuti promessi e mai concessi si aggiungono ora le scadenze delle tasse. Anche da questo punto di vista nulla si sta facendo per ridurre la stangata. A livello locale l’imposta principale è quella dell’IMU che scade il 16 giugno. Per un capannone di 800 metri, di categoria D in una città, per fare un esempio come Modena, parliamo di una rata semestrale da oltre 3mila e 500 euro di cui circa 2mila euro vanno al Comune di appartenenza e il resto allo Stato. A fronte di simili cifre, per quelle piccole imprese di logistica e di trasporto che non hanno lavorato, o hanno lavorato molto meno, la proroga a settembre (peraltro non concessa da tutti i Comuni) è assolutamente insufficiente. Servono sconti e rimodulazioni, ma a questo il Governo delle promesse, così come le amministrazioni locali, nemmeno hanno pensato”: chiude Cinzia Franchini.

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