Autoriparazione, prosegue la flessione dell’attività a causa della pandemia

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(Sesto Potere) – Roma – 27 maggio 2021 – Prosegue la flessione dell’attività nel settore dell’autoriparazione. In marzo quasi due terzi degli autoriparatori (il 60%) dichiara che l’attività di officina si è mantenuta su livelli bassi, contro appena il 6% di chi segnala un alto livello di attività. Il saldo tra chi ha giudicato basso il livello di attività e chi lo ha dichiarato alto si attesta così a quota -54, un valore negativo che segue quelli fatti registrare a gennaio (saldo -23) e febbraio (-30) e che conferma la difficile condizione in cui versa il settore dell’autoriparzione a causa dell’emergenza Coronavirus.

Per avere un’idea: a livello nazionale la spesa nel 2020 per la manutenzione e la riparazione delle autovetture è stata di 27 miliardi. Si tratta di una cifra inferiore del 18,9% rispetto alla spesa corrispondente relativa al 2019. Il calo della spesa è dovuto essenzialmente agli effetti della pandemia da Covid-19, che ha colpito duramente l’intera industria automobilistica, compreso il comparto dell’autoriparazione.

I dati citati emergono dal Barometro sul sentiment dell’assistenza auto, elaborato dall’Osservatorio Autopromotec, la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico, sulla base di inchieste mensili condotte su un campione rappresentativo di officine di autoriparazione.

Dal Barometro emerge poi anche la situazione per ciò che riguarda i prezzi di officina, che in marzo si sono mantenuti su livelli prevalentemente normali (il 75% degli autoriparatori si esprime in tal senso). Tra gli altri, le indicazioni di prezzi bassi prevalgono su quelle di prezzi alti (23% contro 2%).

Il quadro previsionale a 3/4 mesi che scaturisce dall’indagine di gennaio dell’Osservatorio Autopromotec non induce all’ottimismo.

Per il volume di attività, la maggioranza degli interpellati (64%) ritiene che la domanda si manterrà stabile, ma vi è una netta prevalenza di chi aspetta un’ulteriore diminuzione dell’attività (23%) contro chi invece ipotizza un aumento (13%). Per i prezzi, appena il 4% degli operatori prevede un aumento a tre-quattro mesi, mentre per l’82% i prezzi si manterranno stabili e per il 14% vi potrebbe essere una diminuzione.