(Sesto Potere) – Forlì – , 9 gennaio. “Ma lo Stefano Bonaccini che boccia la bozza sull’autonomia differenziata redatta dal ministro Roberto Calderoli, dopo approfonditi studi, consultazioni e due referendum, è lo stesso Stefano Bonaccini che il 28 febbraio 2018 firmò, come presidente della Regione Emilia-Romagna, l’accordo sull’autonomia differenziata con il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa e le Regioni Lombardia e Veneto, rappresentate dai rispettivi presidenti Roberto Maroni e Luca Zaia?”: a porre la domanda, in una nota, è il parlamentare Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, a proposito dell’intervento di Bonaccini sull’autonomia e al suo richiamo ad una misura che auspica sia “condivisa da tutte le regioni” da Nord a Sud.

“Se si tratta della stessa persona, si rimane allibiti di fronte a tanta spregiudicatezza. Pochi, infatti, rischierebbero la propria credibilità cambiando idea così radicalmente nel giro di poco tempo. La realtà è che Bonaccini rappresenta l’essenza del politico che dice tutto e il suo contrario a seconda del ruolo, del luogo e, soprattutto, del momento in cui parla puntando sulla memoria corta degli interlocutori. Oggi a Bonaccini interessa la benevolenza di certi amministratori piddini del sud e agisce di conseguenza”: è il commento di Jacopo Morrone.

Calderoli

“Al contrario, nel 2018 Bonaccini chiedeva “più risorse trattenute alla fonte”, quindi dalle Regioni, per la gestione delle competenze previste dalla futura, auspicata, autonomia differenziata. La Regione Emilia-Romagna elaborò a questo proposito diversi documenti dove si analizzavano le materie al cui interno definire i nuovi poteri della Regione: politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, più un addendum sui rapporti internazionali e con l’Unione europea”: ricorda il deputato della Lega.

Bonaccini ha dichiarato che: “non si può accettare che sanità e scuola diventino materie divisive. Soprattutto la scuola, che è materia di competenza dello Stato, tranne i nidi o una parte delle materne: come si fa a immaginare un Paese con 20 pubbliche istruzioni diverse? Diventa un Paese barzelletta”.

“Ma, poco tempo fa Bonaccini, dichiarava il contrario con altrettanta assertività. Ovvero, che serviva “un’articolata offerta di istruzione regionale autonoma” “più capace di programmare gli organici e gli investimenti, facendo affidamento su risorse certe nel tempo”. Così sulla sanità Bonaccini era certo che più autonomia alle Regioni servisse a “migliorare ulteriormente il livello dei servizi e valorizzare le risorse umane… E semmai il ‘paese barzelletta’ è quello di Bonaccini, non quello che punta legittimamente all’autonomia differenziata che non divide il Paese ma lo unisce”: conclude, la sua contro-analisi del discorso di Bonaccini, Jacopo Morrone.