(Sesto Potere) – Bologna – 14 luglio 2022 – L’artigianato rappresenta il 63,7% delle 6.960 imprese del comparto moda presenti in Emilia-Romagna. Oltre due imprese del settore su tre (il 68,4%) hanno effettuato investimenti per implementare la trasformazione digitale al proprio interno, dato in crescita dopo la pandemia, pur rimanendo a livelli inferiori rispetto agli altri settori manifatturieri.

Gli investimenti del comparto Moda nella digitalizzazione

Gli investimenti per dotazioni tecnologiche si sono concentrati in Software gestionali, internet e cloud. Ma è la realtà aumentata/virtuale e la robotica avanzata a vedere una maggiore accelerazione, raggiungendo quote di investimenti superiori alle restanti imprese manifatturiere e delle costruzioni. Insieme alla dotazione tecnologica è stata implementata la formazione per adeguare le competenze del personale nel 24,6% dei casi. In alternativa, il 6,7% delle imprese ha reclutato nuovo personale con competenze adeguate. Anche in questo settore si conferma l’aumento della difficoltà di reperimento di nuovo personale, difficoltà che sale al crescere del livello di competenze tecnologiche richieste.

Gli effetti della pandemia sul settore

Comparto Moda Emilia-Romagna dati

Complessivamente sulle attività innovative in azienda la pandemia ha imposto un severo freno, essendo questo uno dei settori maggiormente impattati dalla crisi. Oltre un quarto delle imprese della moda ha comunque portato avanti innovazioni di prodotto o processo.

A seguire il report dell’ Osservatorio MPI di Confartigianato Emilia-Romagna sulle imprese della Moda

IMPRESE – Alla fine del I trimestre 2022 le imprese della Moda (che comprende Tessile, Abbigliamento e Pelle) sono 6.960 in Emilia-Romagna, di cui due terzi artigiane (il 63,7%), pari a 4.435 imprese. Il peso dell’artigianato è superiore rispetto alla media nazionale del settore (50,1%) in tutte le province. Il più alto numero di imprese del settore si concentra nelle province di Modena (30,9% del totale regionale), Bologna e Reggio Emilia (17,5% ciascuna).

INVESTIMENTI – In Emilia-Romagna poco più di due imprese su tre (il 68,4%) delle Industrie tessili, dell’abbigliamento e calzature con dipendenti hanno effettuato investimenti in almeno uno degli ambiti della trasformazione digitale nel 2021. Un risultato inferiore al 75,6% dell’Industria (che comprende manifatturiero e costruzioni) e al di sotto di tutti gli altri settori manifatturieri eccetto quello del Legno e mobili.
Rispetto al periodo 2016-2020 aumenta lievemente in regione la quota di imprese della Moda che investono nella trasformazione digitale (+0,9 punti), ma meno rispetto al totale Industria (+1,3 punti).
I principali aspetti tecnologici in cui investono sono strumenti software per l’acquisizione e la gestione di dati (44,8%), Internet ad alta velocità, cloud, mobile e big data analytics (38,1%), e realtà aumentata e virtuale a supporto dei processi produttivi (VR) (35,6%). E proprio la VR, insieme alla Robotica avanzata (stampa 3D, robot interconnessi e programmabili), vede una maggior diffusione nelle imprese del settore rispetto alla restante Industria, e una rapida crescita degli investimenti dal periodo 2016-2020 al 2021 con un incremento di +26,4 punti nella robotica (da 8,7% a 35,1%) e +20,3 punti la VR (da 15,3% a 35,6%).

COMPETENZE E FORMAZIONE – Gli investimenti effettuati dalle imprese nei vari ambiti della trasformazione digitale hanno un impatto sul capitale umano. Il 24,6% delle imprese del settore che hanno effettuato investimenti ha fatto formazione per adeguare le competenze del
personale già presente in azienda alle nuove tecnologie (è il 34,2% nell’Industria), l’11,3% ha attivato servizi di consulenza e il 6,7% ha reclutato nuovo personale con competenze adeguate. Il 18,4% delle imprese del settore nel 2021 ha effettuato formazione con corsi (rispetto alla media del 30,1% nell’Industria), ma quanto effettuato è in larga parte dedicato all’ambito della digitalizzazione (vi si dedica il 40,7% delle imprese della Moda, contro il 22,4% dell’Industria).
Tra le competenze richieste alle nuove entrate previste dalle imprese del settore, nel 55,3% dei casi sono comprese le competenze digitali, quota in calo di 4,3 punti rispetto al 2017 e al di sotto del 59,3% richiesto dal totale imprese; al 51,1% delle entrate vengono richieste capacità matematiche e informatiche, quota in linea rispetto al 2017 e superiore al 49,2% richiesto dal totale imprese; ed infine al 32,3% delle entrate vengono richieste capacità di applicare tecnologie 4.0, quota in calo di 7,2 punti rispetto al 2017 e inferiore al 33,1% richiesto dal totale imprese.
La difficoltà di reperimento prevista dalle imprese del settore nell’ultimo anno è del 38,7%, in crescita di 9,5 punti rispetto al 2017 e superiore al 36,3% rilevato dal totale imprese. Al crescere del livello di competenze richiesto cresce la difficoltà di reperimento: è del 52% tra le entrate con capacità di applicare tecnologie 4.0, del 43,2% con capacità matematiche e informatiche e 39,9% con competenze digitali.

INNOVAZIONE – Nel triennio 2018-2020 tra le imprese della moda italiane con 10 addetti o più il 48,8% ha svolto attività innovative (sono il 59,3% nella manifattura), quota in calo di 10,5 punti rispetto al triennio 2016-2018 per via dell’emergenza sanitaria. Il 74% delle imprese del settore ha infatti dovuto sospendere o ridurre le proprie attività innovative nel 2020, con una contrazione degli investimenti più severa rispetto al totale attività manifatturiere (-7,2 punti).
Il 25,9% delle imprese della moda tra il 2018 e il 2020 ha innovato i propri prodotti (33,1% nella manifattura), quota che sale al 34,8% tra le industrie tessili, mentre il 26,5% ha introdotto innovazioni nei processi e metodi di produzione (35,3% nella manifattura), con quote superiori di nuovo tra le industrie tessili (36,5%).