Artigianato Made in Italy, debole ripresa, ma performance peggiore in Ue con il lockdown

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(Sesto Potere) – Roma – 28 agosto 2020 – Secondo i dati Istat elaborati dal Centro studi di Confartigianato Imprese, a giugno 2020 si sono registrati segnali di miglioramento nella produzione manifatturiera italiana. Nel mese di giugno, infatti, l’indice destagionalizzato della produzione manifatturiera registra un aumento dell’8,8% rispetto al mese precedente. Gli aumenti congiunturali sono diffusi in tutti i comparti: crescono in misura marcata i beni di consumo (+9,8%), i beni intermedi (+9,0%) e i beni di strumentali (+8,1%). Nella media del secondo trimestre, il livello della produzione cala però del 19,4% rispetto ai tre mesi precedenti.

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Il Made in Italy in confronto con la produzione internazionale

Fra marzo e giugno 2020, cioè il quadrimestre colpito dalla crisi provocata dal Coronavirus, la produzione di Made in Italy è scesa del 27,8%, equivalente a una perdita di valore della produzione di 89,4 miliardi di euro. Tra i maggiori Paesi dell’Unione europea si tratta della performance peggiore: segna un calo del 19,1% la produzione della Germania, del 23,1% quella della Francia e del 23,2% quella della Spagna.

Le difficoltà dell’artigianato

Secondo quanto emerge nell’articolo pubblicato da Confartigianato la produzione artigiana nei quattro mesi della crisi scende del 29,1%. In particolare tra i maggiori settori per occupati nelle imprese artigiane si osservano pesanti cali per la moda e i mobili: la produzione cala del 54,1% nella Pelle, del 46,6% nell’Abbigliamento, del 40,5% nei Mobili, del 39,2% nelle Altre manifatturiere (che include la Gioielleria), del 35,9% nel Tessile.

Cali importanti per altri settori chiave del made in Italy: la produzione cala del 35,3% nel Vetro, cemento, ceramica, ecc., del 32,5% nei Prodotti in metallo, del 30,9% nei Macchinari e apparecchiature. In questi otto settori maggiormente penalizzati le imprese artigiane danno lavoro a 532 mila addetti, il 58,0% dell’artigianato manifatturiero.

Maggiore tenuta per la produzione alimentare, dove la flessione si ferma al 5,1%; nel settore 153 mila addetti lavorano nelle imprese artigiane.

Moda, macchinari e mobili

A livello europeo, in questi settori caratterizzati da un’elevata presenza di imprese artigiane, la crisi ha maggiormente penalizzato l’offerta delle imprese italiane.

Nel Tessile, abbigliamento e pelle la produzione in Italia è calata del 46,6% mentre la moda in Francia scende del 31,3%; nei Macchinari la produzione in Italia è scesa del 30,9%, quasi il doppio del calo del 17,9% registrato in Germania. Per i Mobili la caduta dell’attività produttiva è pesante per Francia, Spagna e Italia, con una maggiore accentuazione rispetto alla Germania.

La situazione del Made in Italy nei territori

Le tendenze della manifattura nel corso dell’anno si riflettono sulle economie locali maggiormente vocate alla produzione dei beni del made in Italy. Il valore aggiunto manifatturiero per abitante registra il livello più elevato in Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. I territori provinciali che creano il maggiore valore aggiunto manifatturiero per abitante sono Modena, Vicenza, Reggio Emilia, Parma, Lecco, Bergamo, Treviso, Brescia, Mantova e Cremona. Si tratta tutti di territori del Nord.

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