(Sesto Potere) – Ravenna – 21 ottobre 2022 – Nel 2022, con le nuove stime riviste al rialzo (Scenari Prometeia – edizione luglio 2022), il valore aggiunto della provincia di Ravenna dovrebbe far salire la corsa dell’economia e con un ritmo pari a +3,3%, 1,2 punti percentuali in più rispetto alle previsioni elaborate ad aprile scorso, in considerazione dell’elevato livello di attività nel primo semestre (e dell’aspettativa di un possibile rientro dei prezzi dell’energia che però non si sta verificando….).

L’andamento dell’attività in provincia di Ravenna mostra un profilo più o meno analogo a quello regionale (+3,4%) e nazionale (+3,1%). La ripresa sarà però decisamente più contenuta nel 2023 (+1,9%), cinque decimi in meno, come per Emilia-Romagna (+2,1%) ed Italia (+1,9%), ma dipenderà dall’evolversi degli eventi. Tutto ciò, dopo un 2021 record che ha consentito di recuperare larga parte di quanto perso durante la pandemia (+7,6%) e la profonda caduta del 2020.

Ma per le prime stime del Centro Studi di Unioncamere Emilia-Romagna, le previsioni per l’anno prossimo sono destinate a peggiorare, a causa del deteriorarsi degli scenari economici: il valore aggiunto di Ravenna dovrebbe crescere del +3,6% nel 2022 e dello 0,1% nel 2023.

L’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, dell’inflazione, le difficoltà nelle catene produttive internazionali e le conseguenze della guerra, porteranno a una frenata dell’attività nell’industria.

La crescita proseguirà più moderata nei servizi, mentre sarà sostenuta nelle costruzioni, settore che continuerà a trarre
vantaggio dalle misure a favore della ristrutturazione edilizia e dai piani di investimento pubblico.

In maggior dettaglio per quanto riguarda i settori economici analizzati per la provincia di Ravenna, nel 2022, esaurita la spinta derivante dal recupero dei livelli di attività precedenti (+14,4% nel 2021), si ridurrà la crescita del valore aggiunto prodotto dall’industria in senso stretto provinciale all’1,8%.

Nel 2023 la crescita riprenderà leggermente (+2,1%), con il recupero del commercio internazionale. Quest’anno, si sta registrando ancora una nuova notevole crescita del valore aggiunto ravennate delle costruzioni (+15,7%), anche se con una dinamica inferiore a quella dello scorso anno (+25,9%), che trainerà la crescita complessiva. La tendenza positiva subirà un deciso rallentamento nel 2023 (+2,8%), con lo scadere delle misure adottate a sostegno del settore.

La dinamica dell’inflazione e l’aumentata incertezza hanno posto un freno alla ripresa dei consumi che conterrà la tendenza positiva dei servizi nel 2022 (+2,9%). Nel 2023 l’ulteriore rallentamento della dinamica dei consumi dovrebbe ridurre più decisamente il ritmo di crescita del valore aggiunto dei servizi (+1,9%). Il modello di previsione non ci permette di entrare in maggior dettaglio per i settori dei servizi che hanno affrontato la recessione e la successiva ripresa in modi decisamente diversi.

Nell’anno in corso, la dinamica dell’inflazione, l’escalation dei costi energetici, l’incertezza e la complessità dei nuovi scenari porranno un freno alla ripresa dei consumi delle famiglie (+2,9%), che risulterà nuovamente inferiore alla dinamica del valore aggiunto complessivo provinciale e decisamente inferiore rispetto a quella del reddito disponibile (+5,7%), dopo la ripartenza avvenuta nel 2021.

La revisione al rialzo della crescita del commercio mondiale per il 2022, operata rispetto all’edizione precedente, ha portato a migliorare anche la dinamica delle esportazioni provinciali (+20,3%), che offriranno un più che sostanziale sostegno alla ripresa.

Per quanto riguarda la sfera occupazionale, con la ripresa dell’attività e le riaperture possibili, nel 2021 l’occupazione aveva ripreso a crescere (+3,6%), così come le forze di lavoro (+2,9%) per un rientro parziale sul mercato del lavoro di chi ne era uscito temporaneamente.

Le note dolenti si ripercuotono sul mercato del lavoro: il trend positivo dell’anno scorso non dovrebbe proseguire nel 2022; si prevede infatti un -0,5% per gli occupati e -1,4% per le forze-lavoro, in controtendenza rispetto agli andamenti della regione e nazionale.

Secondo le previsioni di Prometeia, per la crescita degli occupati bisognerà attendere l’anno venturo, se però per la crisi energetica si troveranno delle soluzioni.

Il tasso di disoccupazione era sceso al 6,2% nel corso del 2021 e nel 2022 dovrebbe scendere ancora arrivando al 5,3% (5,1% in Emilia-Romagna e 8,4% in Italia), per poi proseguire questa graduale ma contenuta discesa anche nel 2023, quando si dovrebbe attestare al 4,8%.

Nonostante le valutazioni al rialzo su l’anno 2022 per l’andamento dell’economia, legate al miglioramento del turismo, dell’attività industriale ed al proseguo della corsa dell’edilizia nella prima parte dell’anno, con il conflitto Russia-Ucraina e tutte le possibili conseguenze, permangono forti preoccupazioni per lo scenario generale che è estremamente complesso e instabile e rende difficile prevedere un percorso di crescita: l’escalation della bolletta energetica, ormai fuori controllo, incombe sui bilanci sia delle imprese che delle famiglie, i rincari dei prezzi rendono più pesante e pericoloso l’effetto dell’inflazione e si riducono i consumi ed il tenore di vita ed infine le carenze di materie prime per gli approvvigionamenti stanno mettendo un preoccupante freno all’attività. Sono tutti fattori che ostacolano la ripresa economica agganciata nel 2021 dal nostro Paese e le imprese, soprattutto le piccole, rimangono schiacciate dal permanere dell’aggravio dei costi.

Tutto questo – il focus sull’andamento economico nella provincia di Ravenna – è emerso nella riunione del Tavolo sulle opportunità economiche e occupazionali tenutosi il 14 ottobre alla presenza delle Istituzioni, dei vertici delle associazioni di categoria e di Guido Caselli, direttore del Centro Studi di Unioncamere Emilia-Romagna.