Allarme siccità, FederUnacoma: “Mancano sistemi per irrigazione”

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(Sesto Potere) – Roma – 17 aprile 2020 – Le precipitazioni sono calate circa del 50% nel primo trimestre dell’anno, e sono ormai necessarie in agricoltura le irrigazioni di soccorso. Ancora ferma la produzione di quei macchinari e sistemi che compensano la carenza di acqua piovana. FederUnacoma rinnova il proprio appello al Governo.

Il settore agricolo è in emergenza anche per quanto riguarda le risorse idriche. I dati elaborati dal CNR-Isac di Bologna sull’andamento delle temperature e delle precipitazioni piovose – riportati dalla Federazione dei costruttori di macchine agricole FederUnacoma (Confindustria) – indicano un calo delle precipitazioni pari a circa il 50% nei primi tre mesi dell’anno, con un picco di -83% a febbraio. Questo dopo un inverno che si è imposto come uno dei più caldi in assoluto e con il febbraio più caldo dal 1800 (+2,76 gradi).

Questo – aggiunge FederUnacoma – rende ancora più precarie le lavorazioni agricole, già in crisi da settimane per la mancanza delle forniture di macchine, attrezzature e ricambi. Più volte in questi giorni l’associazione dei costruttori, con il sostegno delle organizzazioni professionali agricole, ha segnalato al Governo l’esigenza di sbloccare la produzione dei macchinari in un momento della stagione fondamentale per le semine e i trattamenti antiparassitari.

Ora l’emergenza riguarda anche quelle tipologie di mezzi che vengono impiegati per le irrigazioni di soccorso. In caso di siccità – precisano i tecnici della Federazione – si utilizza un’ampia rosa di tecnologie specifiche per le diverse coltivazioni e per i diversi territori, dalle
“ali piovane” ai “pivot”, dai “carri a naspo” alle “ali interrate”, fino ai sistemi “a goccia” e ai propulsori per il pompaggio dell’acqua.

Si tratta di supporti di vitale importanza per le aziende agricole quando si verifica una carenza di precipitazioni e ci sono rischi per il raccolto – ribadisce FederUnacoma – supporti che tuttavia non saranno disponibili fino a quando il Governo non consentirà per decreto la
riapertura delle fabbriche che li producono.

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