Allarme cimice asiatica, Coldiretti E-R: “Bene 80 mln promessi da governo”

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Cimice asiatica

(Sesto Potere) – Ferrara – 29 ottobre 2019 – “Un primo passo importante per aiutare le imprese agricole colpite dal flagello della cimice asiatica che ha fatto strage di raccolti e frutteti”. È quanto afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini in relazione agli 80 milioni di euro nella legge di bilancio in favore delle imprese danneggiate annunciati dal ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova nell’incontro che s’è svolto con i rappresentanti Coldiretti dell’Emilia-Romagna, a Ferrara. Nell’occasione  la ministra si è anche impegnata a studiare la possibilità di una moratoria dei mutui.

Cimice asiatica

“Un atto di grande responsabilità nei confronti di una vera e propria calamità che – sottolinea Prandini – si è estesa a tutto le regioni del nord Italia – non solo in Emilia Romagna, ma anche Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte- distruggendo le produzioni di meli, peri, kiwi, ma anche peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni alle produzioni ed un pesante impatto occupazionale. Gli interventi per l’emergenza – evidenzia Prandini – vanno ora accompagnati da misure strutturali per superare i ritardi burocratici nella lotta all’insetto killer con la rapida introduzione della vespa samurai, il nemico naturale della cimice venuta dall’Oriente”.

Si contano perdite in tutta Italia per oltre 350 milioni di euro. In Emilia Romagna la produzione di pere, pesche, nettarine, ciliegie, kiwi, albicocche e piante da vivai ha subito perdite che in alcune aziende sono arrivate al 100%.
La situazione drammatica causata dall’invasione della cimice marmorata asiatica resta in cima alle priorità di Coldiretti Emilia Romagna.

“Occorre anche – continua Prandini – individuare modalità di intervento automatico a livello comunitario di fronte al moltiplicarsi dell’arrivo di parassiti alieni favoriti dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione degli scambi. In questo contesto serve soprattutto un cambio di passo nelle misure di prevenzione a livello comunitario dove una politica europea troppo permissiva consente troppo spesso l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – conclude Prandini – devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati.”

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