Abusivismo, inquinamento e pesca di frodo: dossier Legambiente “Mare Monstrum”

0
565

(Sesto Potere) – Roma – 7 luglio 2021 – La pandemia non ferma l’assalto alle coste e ai mari italiani, ancora una volta preda di chi pretende di accaparrarsene “un pezzo” a proprio uso e consumo, incurante delle leggi, della tutela di ambiente e biodiversità e di un patrimonio comune che deve essere adeguatamente difeso nella sua integrità e bellezza. 

Sebbene lo scorso anno, quello cruciale della pandemia, abbia fatto registrare una leggera flessione (-5,8% rispetto al 2019) nel numero complessivo di illeciti ai danni del patrimonio marino e costiero (22.248 quelli accertati, una media di 61 al giorno, 2,5 ogni ora), il cemento abusivo continua a spadroneggiare, mentre la pesca di frodo dilaga. E il virus ecocriminale non allenta la sua morsa sulle regioni costiere della Penisola.

In cima classifica del mare illegale 2020, troviamo infatti il ciclo del cemento, rimasto su valori assoluti altissimi (il 42,9% dei reati accertati). Migliori notizie sul fronte degli illeciti legati al ciclo dei rifiuti e all’inquinamento marinodiminuiti dell’11,6% per l’impatto del lungo periodo di lockdown sulle attività economiche, anche se i quasi 7 mila reati accertati nel settore, più di 19 al giorno, pesano sul totale nazionale per il 31%.

Balzo in avanti per la pesca di frodo (il 23,3% dei reati accertati) che ha cercato di “approfittare” della pandemia, come dimostra il numero impressionante di sequestri effettuati: 3.414 contro i 547 del 2019, dagli attrezzi usati illegalmente in mare alle tonnellate di prodotti ittici requisiti. Cresce, in generale, il numero di persone arrestate e denunciate per aggressioni alle coste e ai mari italiani, 24.797 (+24% rispetto al 2019), e quello dei sequestri che hanno toccato quota 8.044 (+9,9%) per un valore di 826 milioni di euro.

Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’edizione 2021 del dossier “Mare Monstrum”, elaborato da Legambiente su dati di forze dell’ordine e Capitanerie di porto.

Analizzando la classifica nazionale per numero di illeciti, la Campania ha il primato assoluto con 4.206 reati
(il 18.9% del totale nazionale) spalmati lungo i suoi circa 470 chilometri di costa, 4.493 persone denunciate
o arrestate e 1.627 sequestri. Sale al secondo posto la Sicilia (3.207 reati). Terzo posto per la Puglia (2.965 reati), seguita dal Lazio, con 2.034 illeciti accertati dalle forze dell’ordine. Restano stabili le posizioni in classifica di Calabria (quinta, con 1.934 reati) e Toscana (1.457). Sale in classifica di due posizioni l’Abruzzo (960 reati), seguita all’ottavo posto dal Veneto, prima regione del nord Italia, che ha visto nel 2020 anche una crescita complessiva dei fenomeni illegali, con 923 reati, 1.290 persone denunciate e arrestate e 226 sequestri.

Ma la classifica cambia mettendo in relazione il numero di reati accertati con i chilometri di costa di ogni regione: il Molise con poco più di 35 chilometri di litorale e la Campania (in questo caso con circa 470 chilometri di litorale) balzano a pari merito in testa con 9 reati per chilometro; al secondo posto si colloca la Basilicata con 8,9 reati per chilometro di costa, seguita da Abruzzo (7,6 reati per chilometro), Emilia Romagna (6,1 reati per km) e Veneto (5,8 reati per chilometro).

A misurare la “febbre da inquinamento” dei nostri mari contribuiscono anche i progetti di fishing for litter, che vedono insieme pescatori e volontari di Legambiente, i primi impegnati a portare a terra i rifiuti raccolti dalle loro reti durante la pesca e i secondi a monitorarli: nel 2020, nonostante le attività siano state rallentate dalla pandemia, nei 5 porti coinvolti (Porto Garibaldi, nel Comune di Comacchio in provincia di Ferrara; Centola, San Giovanni a Piro e Camerota, in provincia di Salerno, Manfredonia, in provincia di Foggia) sono stati raccolti da 63 pescherecci 2.896,35 kg di rifiuti finiti in mare.

Un capitolo spinoso, anche per il 2020, è rappresentato dalle storie d’ordinario abusivismo edilizio, come evidenzia un altro dato inedito elaborato da Legambiente: quello sulle ordinanze di demolizione degli immobili abusivi eseguite che raggiungono appena il 24,3% nei Comuni costieri. Uno stallo che perdura ormai da troppi decenni, di fronte al quale l’associazione chiede a gran voce che della demolizione dell’abusivismo storico si occupi direttamente lo Stato, nella figura dei prefetti.