Abusivismo edilizio, al Nord controlli e sanzioni, al Sud demolizioni ferme al palo

0
1592

(Sesto Potere) – Roma – 29 giugno 2021 – Nelle regioni del Sud Italia, dove il fenomeno dell’abusivismo edilizio ha pesantemente compromesso il territorio, le demolizioni sono ferme al palo andando, così, ad aumentare il divario con un Nord Italia che, invece, fa più controlli, sanziona l’abuso e demolisce. È quanto emerge in sintesi dalla fotografia scattata dalla seconda edizione del dossier “Abbatti l’abuso” di Legambiente sulle mancate demolizioni edilizie nei comuni italiani, dalla quale emerge con chiarezza una Penisola spaccata in due.

Eloquente il dato nazionale: sulla base delle risposte complete date dai 1.819 comuni (su 7.909) al questionario di Legambiente, nella Penisola dal 2004, anno dell’ultimo condono, al 2020 è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo, un dato “trainato” dall’attività degli enti locali delle regioni del Centro Nord.

Bene Veneto e Friuli Venezia Giulia che, nella classifica per numero di ordinanze di demolizioni eseguite, superano entrambe il 60%, seguite da Valle d’Aosta (56,3%), Provincia autonoma di Bolzano (47%), Lombardia (44,2%). Poi ci sono Piemonte, Liguria e Toscana che dichiarano di aver demolito almeno il 40% degli immobili o degli interventi abusivi colpiti da ordinanza di abbattimento.  

Male, invece, il Sud Italia dove, a parte la Basilicata con un 26% delle ordinanze di demolizioni eseguite, vede la Puglia piazzarsi in fondo alla classifica con un misero 4%, preceduta dalla Calabria (11,2%), dalla Campania (19,6%), dalla Sicilia (20,9%) e dal Lazio (22,6%). In particolare in Puglia, Calabria, Sicilia e Calabria, tra le regioni più segnate dalla presenza mafiosa e dove stando all’ultimo rapporto Ecomafia vi si concentra il 43,4% degli illeciti nel ciclo del cemento registrati in Italia nel 2019, sono state emesse 14.485 ordinanze di demolizione (con la Campania a guidare la classifica nazionale con 6.996 provvedimenti di abbattimento) e ne sono state eseguire appena 2.517, pari al 17,4%. In altri termini, cinque volte su sei l’abusivo ha la quasi matematica certezza di farla franca. Può andargli ancora meglio se l’immobile è stato realizzato lungo le coste: se si considerano solo i comuni litoranei, infatti, la percentuale nazionale di abbattimenti scende a 24,3%.

Nel questionario, che Legambiente ha inviato ai 7.909 comuni d’Italia e a cui hanno risposto in maniera completa e corretta 1819 amministrazioni (un tasso di risposta del 23%), è stato chiesto di fornire il numero di ordinanze di demolizione emesse dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio, al 2020 il numero di esecuzioni, il numero di immobili trascritti al patrimonio pubblico e quello delle pratiche trasmesse alle Prefetture come previsto dalla nuova legge (L.120/2020) in caso di inottemperanza entro 180 giorni.

In fatto di trasparenza della pubblica amministrazione, si distingue la Provincia autonoma di Bolzano, dove il 55,2% dei Comuni ha fornito i dati richiesti. Seguita da Valle d’Aosta con il 40,5% dei Comuni, l’Emilia Romagna con il 36,6%, e il Friuli Venezia Giulia, con il 34,4%. Sopra il 25% l’Umbria, il Veneto, la Toscana, il Piemonte, la Lombardia e la Liguria. Sotto tutte le altre regioni. Maglia nera alla Calabria, dove rispondono solo 15 comuni su 404 (il 3,7%).

Per quanto riguarda le demolizioni, su scala provinciale, la performance migliore è quella dei Comuni della Provincia di Pordenone con il 94,8% delle ordinanze di demolizione eseguite. Ottima prestazione anche quella dei Comuni delle province di Biella (92,3%), Rovigo (91.1%) e Belluno (89.7%). Nelle regioni più “abusive” i risultati migliori sono quelli dei comuni delle province di Rieti (52.1%), Avellino (38,4%), Palermo (34,6%) e Agrigento (33,5%). In fondo alla classifica sono da segnalare, invece, tra le altre la provincia di Nuoro, con 662 ordinanze e 28 demolizioni eseguite (4,2%), quella di Foggia, con 839 ordinanze di abbattimento di cui solo 19 eseguite (2,3%), quella di Siracusa, con solo 2 ordinanze eseguite su 470 (appena lo 0,4%) e, infine, la provincia di Catanzaro, con 174 ordinanze di demolizione comunicate dai Comuni, nessuna delle quali portata a buon fine.

Se stringiamo l’obiettivo sui capoluoghi di provincia, il tasso di risposta all’indagine di Legambiente è del 36,4% e il rapporto tra ordinanze e demolizioni scende al 25,8%. La città di Pordenone che, nel periodo considerato, ha demolito il 100% degli immobili sanzionati e può aggiungere al risultato un numero rilevante di autodemolizioni da parte dei proprietari ancora prima di emettere le relative ordinanze. Promosse anche le città di Lecco e Rovigo con il 100%, e Biella con il 98,1%. Il migliore tra i comuni con più di 100mila abitanti è Forlì, con il 71,5%. Merita menzione Avellino, prima tra le città del sud, che ha demolito il 48% degli immobili abusivi.

Da leggere con attenzione i dati relativi a Milano (unica grande città ad aver risposto), con appena 6 demolizioni eseguite a fronte di 443 ordinanze (1,4%), Reggio Emilia (3 ordinanze eseguite su 383, pari allo 0,8%) e Lucca, con nessuna demolizione eseguita a fronte di 447 ordinanze. Non si tratta, infatti, di Comuni che rientrano nelle aree dove l’abusivismo edilizio è più radicato e invasivo, come Brindisi (una sola demolizione messa a segno su 409 abusi con relativo provvedimento di demolizione).

Quando il proprietario di un immobile abusivo non rispetta l’ingiunzione alla demolizione entro il termine di 90 giorni, l’edificio viene automaticamente acquisito al patrimonio immobiliare pubblico, inclusa l’area di sedime per un’estensione massima di dieci volte la superficie dell’abuso (art. 31, comma 3, DPR 380/2001). Non essendoci controlli o sanzioni, fatta eccezione per qualche pronuncia della Corte dei conti che in alcuni casi ha calcolato e addebitato ai Sindaci il danno erariale da mancata acquisizione o, peggio, da occupazione illegale da parte degli ex proprietari, i Comuni non procedono alle trascrizioni.

Dal questionario di Legambiente, emerge che solo il 3,8% degli immobili risulta ufficialmente nel patrimonio immobiliare degli enti locali. In controtendenza, c’è la Sicilia, che guida la classifica regionale degli immobili acquisiti a patrimonio pubblico (873) dove i Comuni hanno formalizzato la proprietà nel 19,2% dei casi. In valori assoluti la seconda regione è il Lazio (540 immobili acquisiti), seguita dalla Campania (212), dall’Emilia Romagna, con 135 trascrizioni, e dal Piemonte (89). La provincia con il numero maggiore di acquisizioni è quella di Roma, con 494, segue quella di Catania (255), Napoli (198), Trapani (194), Agrigento (184) e Siracusa (153).