8 marzo, Bevilacqua (Ugl Emilia-Romagna): “Donne penalizzate dal lockdown”

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Tullia Bevilacqua

(Sesto Potere) – Bologna – 8 marzo 2021 – “Mai come quest’anno dovremmo volgere alla questione femminile nei luoghi di lavoro e in famiglia un’attenzione particolare. Ad un anno esatto dal lockdown dovuto alla pandemia che ha sconvolto i ritmi di vita toccando salute ed economia registriamo che le donne hanno pagato il prezzo più caro sul piano dell’occupazione. Lo riportano i dati del Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno e non solo. Lo dice l’Istat che fotografa una situazione disastrosa: dei 101mila i lavoratori che hanno perso il lavoro a dicembre 2020 pressoché la totalità è composta da donne: 99mila senza lavoro contro 2mila uomini, il dato è eloquente e dobbiamo tenere conto che è ancora in vigore il blocco dei licenziamenti”: afferma in una nota il segretario regionale dell’Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua, nella foto in alto, in occasione dell’ 8 marzo, Giornata Internazionale della Donna.

Ed anche il sindacato Ugl, in collaborazione con l’Osservatorio nazionale antimolestie, ha promosso , su scala nazionale, una ricerca, un questionario conoscitivo, sulle problematiche delle donne lavoratrici nel periodo di lockdown per comprendere prima del periodo della pandemia quante donne usufruissero di misure di flessibilità oraria sul lavoro e quante di strumenti e misure contemplate nel welfare aziendale.

“Dal monitoraggio dei dati è emerso che nel periodo antecedente la pandemia più del 90% del campione di donne intervistato si recava quotidianamente sul luogo di lavoro, mentre l’effetto Covid ha fatto sì che quasi il 50% delle donne sia stato obbligato a cambiare orario di lavoro”: sottolinea il dato più importante Tullia Bevilacqua.

E, sempre in base al monitoraggio Ugl, tra le donne obbligate a cambiare orario di lavoro in pochissimi casi sono state adottate misure di aiuto (come la formazione e riqualificazione delle competenze), soprattutto nel caso delle lavoratrici madri in rientro dalla maternità.

Per contro, e questa volta parliamo di un aspetto positivo, dal questionario Ugl è emerso che per l’ 82% delle donne intervistate la  flessibilità nell’organizzazione del lavoro ha generato maggior benessere familiare e nel 50% e 70% dei casi vantaggi di salute o meno stress percepito e maggiore produttività.

“In merito all’aspetto sociale, dobbiamo purtroppo evidenziare che i lunghi mesi di lockdown e la forzata coabitazione nelle case hanno allungato ancora di più la pagina nera dei femminicidi nel nostro Paese. Lo ha certificato pochi giorni fa l’Istat, ricordandoci che il tasso di donne vittime dei partner è stato oltre la media nazionale nel Nord-est e tra le regioni ‘maglia nera’ proprio l’Emilia Romagna, seconda assoluta dopo l’Abruzzo. Ed è una triste classifica che ogni 8 marzo dobbiamo, purtroppo, riproporre”: ricorda il segretario regionale dell’Ugl Emilia-Romagna.

“Il nostro sindacato ribadisce il suo impegno forte e costante nel contrastare le violenze e le discriminazioni che subiscono le donne nei posti di lavoro, dove spesso regnano precarietà, bassi salari, discriminazione e il ricatto del licenziamento come arma di coercizione.  Concretamente, come Ugl sollecitiamo la piena attuazione dei Comitati Unici di Garanzia nelle aziende pubbliche e private affinché si eliminino le discriminazioni di genere e si permettano percorsi di conciliazione vita-lavoro per le donne. Idealmente, auspichiamo una sempre più ampia collaborazione, chiamiamola “sorellanza” , fra soggetti istituzionali o sociali diversi per favorire scambi di buone prassi e progetti veri e propri contro la violenza o la discriminazione sulle donne. C’è ancora molto da fare”: conclude Tullia Bevilacqua.