1 maggio, presentato rapporto Censis/Ugl: Il lockdown ha colpito soprattutto le microimprese

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(Sesto Potere) – Roma – 1 maggio 2020 – In occasione delle  celebrazioni per la festa dei lavoratori, è stato presentato il primo Rapporto Censis-Ugl dal  titolo «Italiani, lavoro ed economia oltre l’emergenza Covid-19»,  realizzato per il 70° anniversario di fondazione del sindacato.

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Il  Report esamina le modalità con cui gli italiani sono entrati  nell’emergenza, come la stanno affrontando e gli effetti che si  produrranno al termine di essa.

«Celebrare la ricorrenza del primo  maggio con la presentazione del Rapporto Censis-Ugl ha un  significato particolare per il sindacato che ho l’onore di  rappresentare, in special modo quest’anno in cui ricorre il 50mo  anniversario dello Statuto dei Lavoratori. Purtroppo, la pandemia  da Covid-19 sta determinando profondi cambiamenti nel mondo del  lavoro, causando una grave crisi economica che accentuerà  pesantemente le disuguaglianze sociali. Per tale ragione, l’Ugl  continuerà nella lotta per la difesa dei diritti e dei salari dei  lavoratori, nella convinzione che il lavoro costituisce, da  sempre, uno dei pilastri fondamentali di uno stato democratico», ha spiegato Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl.

Per Giuseppe De Rita, presidente del Censis «se la pandemia è  stata l’occasione per una fortissima verticalizzazione politica  dei processi decisionali, la ripresa avrà bisogno del rilancio  del ruolo dei corpi intermedi, a cominciare dal sindacato, e del  pieno protagonismo dei tanti e diversi soggetti che operano  nell’economia, nella società e nei territori, da sempre la vera  forza dell’Italia».

 L’ indagine ha affrontato l’ impatto del lockdown sull’economia.

Su questo profilo del lavoro si è abbattuta la famosa distribuzione di divieti e autorizzazione sulla base dei Codici Ateco e delle relative autorizzazioni prefettizie ad hoc. Dati Inps relativi ai settori essenziali e bloccati come delineati dal DPCM del 22 marzo 2020 hanno consentito di indicare nel 51,5% del totale dei lavoratori quelli afferenti ai settori essenziali e nel rimanente 48,5% quelli dei settori bloccati, pari quest’ultimi a circa 7,4 milioni di lavoratori.

Il blocco ha colpito più duramente il tessuto delle microimprese, poiché tra quelle con un addetto, ad esempio, afferivano ai settori bloccati ben il 57% del totale delle imprese. D’altro canto, l’analisi Inps del profilo dei lavoratori più coinvolti nei settori bloccati ha ben evidenziato che vi afferivano lavoratori con retribuzioni totali e settimanali più basse, con più contratti a tempo determinato e part-time e con una presenza nettamente più elevata di
giovani.

Chi era più fragile, anche nel gioco di divieti e autorizzazioni sui Codici Ateco tra settori essenziali e non essenziali, ha finito quindi per essere più duramente colpito dai provvedimenti di lockdown. A questa evidenza visibile dai dati ufficiali, si aggiunga la potenza con cui l’emergenza Covid-19 si è abbattuta sulle tante aree di lavoro nero, saltuario, le tante forme di gig-economy, con spesso reale difficoltà a beneficiare degli ammortizzatori sociali.

E su queste basi non è difficile prevedere allora che l’effetto netto sarà una amplificazione delle disparità tra l’area dei garantiti (dal pubblico impiego alle imprese più solide) e l’area sempre più vasta ed eterogenea dei non garantiti.

Ma sarà molto incerto anche il lavoro post-lockdown, nella percezione degli italiani
Secondo l’indagine del Censis è ancora prematuro quantificare gli effetti complessivi e puntuali della quarantena su assunzioni, retribuzioni, stabilità dei contratti, tuttavia la
pandemia ha già prodotto significativi effetti sul sentiment delle persone rispetto al lavoro. In fondo, il lavoro resta il più formidabile fattore di identità personale e di coesione sociale, una sorta di irrinunciabile cemento della nostre società.

Da una indagine di marzo 2020 emerge che come esito della crisi in corso, il 50% degli italiani teme di perdere il proprio lavoro e ben il 62% è convinto che comunque si avrà un aumento del numero di disoccupati.

Esito primo e già evidente del lockdown è quindi la diffusa e più alta paura di perdere il lavoro, che amplifica il sentimento generale di insicurezza che pervade gli stati d’animo. Se tradizionalmente il lavoro è il veicolo della sicurezza individuale, è chiaro che la riattivazione delle attività economiche, il supporto alla continuità della loro attività assume in questa fase anche un elevato valore sociale.

Per arginare il rischio , in estrema sintesi, gli italiani chiedono allo Stato ed alla Ue di battere un colpo concreto, con il 71% dei nostri connazionali che si dice convinto che il Coronavirus, oltre a seminare morte e sofferenza, sta distruggendo anche una istituzione come la Ue, laddove non dovesse rispondere alle aspettative, soprattutto in ambito economico, della società italiana.ù

“A causa della pandemia Covid-19, la Festa del Lavoro quest’anno cade in un momento di grande apprensione per il nostro Paese ed assume un significato ancora più importante. Per starvi vicini e dimostrare l’impegno di Ugl, che da 70 anni lotta al Vostro fianco, abbiamo pensato di presentare, in sicurezza attraverso i mezzi digitali, il Primo Rapporto Ugl-Censis «Italiani, lavoro ed economia oltre l’emergenza Covid-19». Uno dei primi effetti del lockdown, infatti, è stato quello di bloccare 7,1 milioni di lavoratori, tra i quali figurano giovani, contratti precari, più bassi redditi e microimprese con un solo addetto, a cui vanno aggiunti i tanti lavoratori operanti nelle forme di gig-economy. Per questo motivo, l’Ugl è pronta a offrire la sua collaborazione per la ripresa, in un’ottica di dialogo franco con il Governo”: ha spiegato il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone.

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